The Game

Se amate il Baricco romanziere e lo ritenete un grande, è molto probabile che il vostro range di lettura e la qualità delle stesse non siano elevatissimi.
Gente che preferisce il prosecchino allo champagne, il lambrusco al borgogna per intenderci e chiede le “bollicine” (orrore autentico) o il vino mosso al ristorante.
Il Baricco saggista e affabulatore-divulgatore è invece necessario a tutti.
E questo suo ultimo libro, “The Game” non fa eccezione alla regola.
Un libro imprescindibile, che andrebbe messo come testo nelle scuole, soprattutto italiane, così in ritardo sulla comprensione del mondo digitale che ci circonda e sulla modernità in genere.
Non che dica cose rivoluzionare o fornisca dati e aneddoti che noi early adopters dell’informatica, sia in senso intellettuale che operativo, non avessimo già incontrato, e magari meglio, in migliaia di libri, riviste, siti, soprattutto di stampo anglosassone.
Quello che fa la differenza è lo sguardo di Baricco, le sue intuizioni, il modo in cui le dice, da entusiasta che scopre per davvero un mondo nuovo.
Una specie di novello Steve Jobs, per certi versi, che a forza di togliere, rendere essenziale ogni gesto, focalizzare, trova il prodotto perfetto che poggia su mille tecnologie e gesti fatti prima da altri.
Una specie di omaggio indiretto al modus operandi di un uomo inesorabilmente molto citato in questo saggio.
In queste operazioni Baricco si riconferma un grande, geniale assemblatore, con alcune intuizioni filosofiche formidabili.
E con una idea di fondo, quella dell’esploratore archeologico alla ricerca di fossili che rivelino la nuova civiltà scoperta, che è un booster splendido per un libro come questo.
Partendo anche da un rovesciamento di prospettiva fecondo : non chiediamoci cosa ci rivela delle persone il loro comportamento nuovo, “barbaro” (il libro è un sequel del saggio precedente, dell’ormai lontanissimo 2006, “I barbari – saggio sulla mutazione”), ma au contraire che tipo di uomo ha creato questo mondo, quell’uomo che voleva proprio questo, ha sempre voluto questo tipo di mondo.
Non voglio svelarvi molte delle intuizioni di questo libro, ma posso dirvi che le pagine sulla provenienza culturale di questa insurrezione-rivoluzione, quella californiana libertaria degli anni ‘60, le pagine sui fossili ricorrenti, la ricerca del tutto, il perseguimento del movimento e della verità veloce, l’arte e gli oltremondi del passato, le pagine sulla post verità e sulla fuga dal Novecento vi appariranno tutte davvero definitive nella loro visionarietà pop.
D’altronde tutti viviamo nel Game da anni e sperimentiamo il doppio cuore che anima la nostra giornata, la nostra vita stessa, dentro e fuori senza più soluzione di continuità, e quindi, parbleu, sarà anche utile arredare il tunnel e comprenderlo meglio.
C’è anche qualche accenno ai primi problemi del game nella sua prima maturità, la questioncella delle élites e della politica, del riflusso verso un confine, qualsiasi confine, in funzione anti ansiogena, ma senza grossi approfondimenti e con una sostanziale acquiescenza al concetto di storytelling vincente che è uno sdoganamento della post-verità perfino eccessivo anche per un postmoderno integratissimo come Baricco.
Immagino che il futuro, promesso terzo libro sull’evoluzione della rivolta digitale, toccherà non solo l’era imminente della A.I. ma anche come è stata messa a posto la macchina per evitare le derive negative che ora tutti vedono con fin troppo facile chiarezza.
Libro da regalare agli under 30 per scalfirne l’apparente lobotomica superficialità e farli riflettere su sè stessi e sul mondo che letteralmente ci circonda e ci pervade.
Sicuramente punto di riferimento da qui in avanti per ogni discussione nel merito della rivoluzione digitale e, prevedo, libro molto citato negli anni a venire.
Libro divorato e divorabile in poche ore, qualità non banale nell’epoca velocissima del multitasking e del game.

Advertisements